Ritratti

I ritratti sono fin dall'inizio della storia dell'arte uno dei temi prediletti: in antichità si ritraevano gli antenati e gli imperatori, poi i grandi signori (e signore) delle città, commercianti, politici, chierici e in età moderna soggetti tratti dalla vita quotidiana: fin troppo famosa la famigerata Ragazza con l'orecchino di perla che fra le tante interpretazioni si pensa fosse una domestica amante del pittore Vermeer.

L'importanza dei ritratti nella storia dell'arte, dal principio ai giorni nostri, si può riassumere in due funzioni principali: quella encomiastica e quella commemorativa. In entrambi i casi, il ritratto si pone come un omaggio, un tributo a qualcuno che ha segnato la storia o che è semplicemente stato importante per il pittore. Nel mondo contemporaneo la funzione del ritratto non è cambiata, ma senza dubbio è differente il modo in cui l'artista si approccia ad esso: se nel passato i ritratti erano molto seriosi, emanavano un alone di solennità e gli sguardi erano integerrimi -come nel ritratto di Vecchia Signora di Gustav Klimt- o volti semplicemente a esaltare la bellezza del soggetto, nel presente i toni si fanno decisamente più ironici, come per esempio nell'opera dedicata all'architetto Gae Aulenti di Carlo Massimo Franchi, dove il volto della donna viene riproposto più volte, di profilo, su un plexiglass colorato che celebra lo skyline milanese di Porta Nuova, dove sorge la piazza a lei dedicata, considerata una delle più belle al mondo.

Enrico Pambianchi, con il suo iperrealismo visionario, ritrae, in maniera ironica, soggetti importanti come la Regina Elisabetta, il Papa Innocenzo X, John Kennedy: la regina sembra la protagonista di un film Horror dove una goccia di sangue le cade inquietantemente dalla bocca, Kennedy ironicamente viene ritratto con un sorriso smagliante un secondo prima di essere assassinato. Anche Yux si diverte a rivisitare in chiave ironica i volti dei grandi personaggi del presente e passato: Dante viene ritratto mentre fuma uno spinello, Silvio Berlusconi come fosse Joker di Batman.

C'è chi poi, come il geniale Julian T, accosta il volto di un grande destinato all'immortalità (Steve Jobs, Marilyn Monroe, Freddie Mercury...) ad una macchia di colore, simbolo di contingenza, immediatezza effimera: così si eleva un semplice ritratto a puro concettualismo, un'opera d'arte che unisce bellezza, arte fotografica e “poesia”.

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