Odalische

Le odalische - dal turco odalik, cameriera - erano schiave vergini che durante l'impero Ottomano venivano cedute ai potenti di corte come concubine; giovanissime ragazze belle ed illibate che andavano ad accrescere gli harem degli sceicchi, ed in qualche caso - come nelle favole - li sposavano.

Da sempre associate ad una cultura erotica orientaleggiante, sono figure che stuzzicano la fantasia e si rendono protagoniste da secoli di poesie, romanzi ed opere d'arte. Le ritrae spesso Carlo Massimo Franchi, artista contemporaneo che con i suoi oli ci propone intensissimi primi piani di odalische, donne completamente avvolte dalle loro tuniche in cui l'unica parte ben visibile sono gli occhi, come a voler stuzzicare la fantasia invitando lo spettatore a scoprire cosa c'è oltre, lasciando un alone di mistero che rende la donna estremamente intrigante. Al contrario, le odalische ritratte sul letto in abiti ed atteggiamenti succinti, esplicitano la loro natura di concubine, rimanendo comunque eleganti, adagiate su sontuosi letti da mille e una notte.

Salvatore Fiume, con le sue narrazioni, ritrae odalische (dove in questo caso odalisca si estende a tutte le donne di corte utilizzate come concubine e servitrici) come, per esempio, quelle tratte dall'Eneide: memorabile la litografia in cui Enea arriva alla corte di Didone nel IV libro dell'opera virgiliana, e viene accolto insieme a lei, da tutte le concubine pronte, come si evince dal loro abbigliamento, ad allettare gli ospiti appena sbarcati a Cartagine

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