Paolo Fresu

Paolo Fresu frequenta il Liceo Artistico di Torino e l’Accademia Albertina. Dopo un periodo di sperimentazione durante gli anni Sessanta e Settanta, in cui, sensibile alle tendenze europee del periodo, crea figure materico cromatiche, Fresu inizia a raffigurare ironicamente la rappresentazione della borghesia e del potere della nostra società. Sviluppa tecniche più complesse creando collages ed assemblaggi polimaterici, utilizza i materiali più disparati come legni, metalli, stoffe, inserti di giornale e passamanerie.

L’ironica figurazione dell’immaginaria allegoria umana (re, regine, generali, prelati, arlecchini e popolani) assume nei cicli pittorici recenti una profonda simbologia, esaltata da un serrato contrasto chiaroscurale e timbrico, l'artista rappresenta i vari personaggi scavando a fondo nel carattere, nel loro stato e nelle loro funzioni. Il tutto viene rappresentato su un palcoscenico fantastico, in cui i personaggi, quasi di pirandelliana memoria,

"...interagiscono in un clima di complicità e di doppiezza, di intrigo e finzione, che l'autore rende tuttavia più leggero e ludico sulle ali d'una velata ironia e d'una sorridente sceneggiata metaforica."

Essendosi dedicato per gran parte della sua carriera alla scenografia teatrale, cinematografica e televisiva (per citarne alcuni: “Come e perché crollò il Colosseo” di Luigi De Filippo, Napoli 1981; “Grunt” di Giorgio Faletti e Andy Luotto, Roma 1982; “Fantastico 90”, RAI 1, Roma 1990; “Il malato immaginario”, Teatro Asti), l'aspetto rappresentativo e teatrale è forte nella sue opere, i vari personaggi infatti si muovono come attori su un palcoscenico.

 

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