Ercole Pignatelli

Nasce a Lecce il 28 aprile del 1935 in una famiglia di liberi professionisti. La famiglia Pignatelli abita in una casa nobiliare del ‘600, con i soffitti altissimi e un terrazzo da cui si possono vedere la campagna, le chiese barocche, il mare e i ruderi. Le sue prime ispirazioni sono legate alla scoperta dell’architettura, della natura e delle cromie che si stagliano nei luoghi in cui trascorre la sua infanzia. A 12 anni scopre le opere di Picasso, e se ne innamora. Frequenta l’istituto d’arte ed è sempre attento agli sviluppi e allo studio dell’arte contemporanea.

Dopo aver organizzato una mostra nei locali del Circolo Cittadino di Lecce, decide di trasferirsi a Milano, ha quasi 19 anni. Prende casa nel quartiere di Brera ed entra in contatto con colonne portanti della cultura come Salvatore Quasimodo, Ugo Mulas, Milena Milani, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Giorgio Kaisserlian.

Inizia gradualmente, con pazienza, passione e talento, la sua scalata verso il successo, che lo porta a diventare un pittore di fama internazionali, le radici salentine tornano sempre nel suo percorso personale e artistico, attraverso i colori, le forme, i paesaggi di cui sono ricche le sue opere scultoree e pittoriche.

Nelle opere di Pignatelli, ci viene raccontato un luogo, desiderato, un altrove dove ognuno di noi vorrebbe essere. Quello del maestro salentino è un proprio luogo immaginario, che viene raccontato attraverso un grande e coerente mosaico fatto con quadri che raccontano, ciascuno, i luoghi dei desideri, della vita, dei ricordi e la potenza generatrice della materia. Quadri esuberanti percorsi da un’aura vitalistica e potente che mescola materie, simboli e realtà. In questo universo parallelo, si mischiano reale e fantastico cosicchè lo spettatore possa entrare in un mondo fiabesco proprio dell’artista.

Il  maestro ha raccontato un mondo di masserie, di donne acrobate, di vegetazioni e di paesaggi rigogliosi che si intercalano con arsure desolate e nature melanconiche. Tutto, però, prorompente di forza e di energia. La costruzione del quadro è sospesa, evoca un equilibrio precario, instabile, forse provvisorio, come se questo mondo fiabesco nascondesse dell’altro che però non ci viene svelato, ecco che lo spettatore rimane incapace di leggere l’opera fino in fondo e rimane in esse quel velo di mistero che può emozionare.

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