Alberto Burri

Alberto Burri nasce a Città di Castello (Perugia) il 12 marzo 1915. Riconosciuto come l'artista esponente dell'arte informale italiana, ha avuto un percorso sfolgorante nel panorama artistico dell'arte contemporanea del secondo dopoguerra. Dopo aver visto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, come ufficiale medico, essendo laureato in medicina, rientra in Italia. In quegli anni, la passione per la pittura prende il sopravvento e decide di lasciare definitivamente la medicina a favore dell'arte.

A Roma tra il 1947/48 inizia a frequentare gli ambienti dell'arte contemporanea in particolare si legherà intellettualmente a Capogrossi, Colla e Ballocco, con i quali fonderà il gruppo “Origine”, con l'obbiettivo di superare l'accademismo astratto. Il loro fine è quello di indagare sulle qualità espressive della materia, questo lo farà avvicinare a quel genere che può essere assimilato all'astrattismo.

Tra i primi cicli che lo hanno reso celebre troviamo quelli delle “muffe”, dei “catrami” e dei “gobbi”, dove l'elemento pittorico rimane comunque visibile, essendo le opere costruite ancora con la logica del quadro.

Negli anni 50', le opere più celebri di Burri e cioè i “Sacchi”, assumono rilievo. Crea delle oper con dei sacchi di iuta dall'aspetto logoro mischiati sulla tela a tinte rosse o nere, dopo essere entrato in contatto con l'Art Brut parigina. Nero 1 è il quadro che segna la sua svolta poetica. La prima reazione fu di sdegno, ma la dirompenza espressiva, in linea con il momento storico che l'Europa stava vivendo, dopo la seconda guerra mondiale, riassumibile con la corrente del pessimismo esistenziale, ne fecero dei classici dell'arte.

Fu quindi consacrato in tutto il mondo con importanti mostre in America, Europa, Sud America, ecc.

Negli anni a seguire altri impulsi creativi faranno spostare l'attenzioine del Maestro verso altri materiali come nelle serie delle “Combustioni”, dei “Legni” e dei “Ferri” dove l'elemento del fuoco diventa un mezzo creativo. In questo caso l’usura che segna i materiali non è più quella del vissuto, ma di un’energia che ha un valore primordiale: il fuoco accelera la corrosione della materia. Nella sua poetica è sempre presente, quindi, il concetto di «consunzione».

Gli anni Settanta vedono l'entrata in scena dei “Cretti”, qui è la terra ad essere indagata come elemento soggetto al deterioramento. I Cretti ricordano terre aride, lasciate prive dell'acqua, devitalizzate in una ipotetica visione futuristica, dove la vita scompare dall'intero cosmo.

Da questo momento in avanti, la fama sarà grande e tutte le maggiori gallerie e fondazioni del mondo esporranno le opere di Burri, dedicandogli importanti retrospettive. Nelle opere di Burri i materiali e i loro segni diventano arte, l'usura da essi riportata ci parla di un ricordo e ci sprona ad una serie di constatazioni sulla condizione dell'esistenza, di cui anche l'essere umano fa parte.

L'arte con Burri non è più una “Forma mimetica” cioè che imita la vita e si limita a ritrarla, ma è diventata un'illustrazione reale di ciò che la vita è, attraverso segni reali lasciati sulla materia così come nell'essere umano.

Alberto Burri morirà a Nizza il 13 febbraio 1995 riconosciuto come uno dei maggiori esponenti dell'arte contemporanea in tutto il mondo.

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