Milo

La pittura di Milo rende possibile una classicità al di fuori della dimensione accademica, capace cioè di accogliere le istanze della contemporaneità figurativa senza retrocedere alla noia del tecnicismo. Paesaggi, figure e oggetti si appropriano di uno spazio nuovo, che è definizione provvisoria e soggettiva, svincolato dalla superficie della tela e ricostruito di volta in volta nella mente di chi lo osserva. Non più centralità prospettiche, non più plasticità severe. Il mondo di Milo supera l’oggettività ripetitiva della classicità novecentesca per trovare nella scomposizione delle forme una forza emotiva del tutto nuova e rigeneratrice. Come Gino Severini, Milo sperimenta un caos di luci e colori che è festa e trionfo di emozioni.