Luca Bonfanti

L’astrattismo di Bonfanti è un sogno impossibile: da un lato suggerisce la possibilità di una conoscenza assoluta, dall’altro ci fa capire che questa conoscenza, per essere, ha invece bisogno di forme, di confini, di oggetti riconoscibili. Gli spazi sono dunque una grande manipolazione su tela delle nostre indecisioni, emotività scosse, certezze inesistenti che si ritrovano a galleggiare come rimasugli di un grande pensiero che, con il contemporaneo, è andato in frantumi. Bonfanti si trova dunque ad essere un naufrago senza libretto d’istruzioni, che si interroga sulla propria condizione rinunciando tuttavia alla resa: agisce sulla tela recuperando istintivamente e con avidità ciò che gli serve fino a fabbricarsi da solo gli strumenti necessari per uscire dall’illusione: con le sue opere marca territori inesistenti, sperimenta con il fuoco, mette in moto depistaggi emotivi. La conoscenza, del resto, è un viaggio continuo.