Enzo Rizzo

Quello dell’origine è un tema faticoso e pieno di incongruenze che la contemporaneità affronta con interesse e diffidenza: del resto, ogni origine non è altro che un distacco, la perdita di una simbiosi che porta alla crescita, alla differenziazione, all’affermazione di sé e dell’altro, come uguali e diversi. Nelle tele di Enzo Rizzo la paura di questo distacco si dissolve nella rassicurazione del colore, intenso e avvolgente, che fa luce sull’indistinto, perfezionandolo e strutturandolo come il primo spazio di vita. Si percepisce così una spiritualità che è al tempo stesso stasi e transizione, che definisce un accordo intimo e profondo con tutti gli elementi. Nel cromatismo di Rizzo, dove si intrecciano astratto e figurazione, si riconosce anche una traccia della tradizione divisionista (come non pensare alla Maternità di Previati?) e una strada del tutto singolare che, a differenza di molti altri artisti, sceglie di rappresentare il corpo quando ancora non lo è: nella crescita silenziosa che avviene nel buio. Quando nessuno lo può vedere.