Cannaò

Cannaò è un abile “riciclatore” del futuro, uno sperimentatore che fagocita ciò che ancora deve arrivare con la consapevolezza che tutti gli sperimentatori hanno: l’arte non sarà mai abbastanza e gli strumenti dell’arte saranno sempre inadeguati. Il perfezionamento del suo linguaggio intreccia dunque l’estetica all’etica, mettendosi al passo con le trasformazioni (talvolta così poco evolute) di un presente caotico e livellatore di coscienze. Nella sua pittura c’è infatti un rilancio, una sfida agguerrita, una tendenza all’autosuperamento che è “pasticcio” favoloso di materiali, livelli e forme, con un’energia d’avanguardia così autentica che si traduce in soluzioni di rottura tanto poetiche da lasciare stupiti. È il caso del trittico Enigma, che rilegge l’incognita-Leonardo in una dimensione quasi sognante, dove gli oggetti della storia fanno pace con l’animo tormentato del genio. Cannaò unisce la metafisica e il realismo, la materia e la sua scomposizione, la profondità e la totale assenza di prospettiva: nel tentativo, forse di imitare il linguaggio dei sogni e riportare l’osservatore a interessarsi della vita.