Franco Rognoni

Franco Rognoni nasce a Milano il 20 settembre 1913 in una famiglia della piccola borghesia. Giovanissimo inizia a interessarsi del disegno e della pittura, inizialmente accantonati per frequentare le scuole tecniche di tessitura. Segue la frequentazione serale dei corsi presso la Scuola superiore d’Arte applicata del Castello Sforzesco. Fin dal 1934 collabora come disegnatore a importanti riviste e quotidiani mentre nel ’38 espone per la prima volta. La sua formazione è influenzata da artisti come Sironi, de Pisis, Modigliani mentre la passione per i libri lo avvicina alle soluzioni grafiche e pittoriche dell’Espressionismo tedesco.

Le tematiche fondamentali dell’artista sono: la dicotomia tra gli spazi interni ed esterni, i passanti e le città. In particolare egli sviluppa un personalissimo linguaggio antiaccademico, caratterizzato dalla stesura del colore e dalla definizione delle forme che creeranno la cifra stilistica di Rognoni. Nel 1953 Guido Ballo lo presenta a Milano, in una personale che apre nuovi interessi nella critica. Lavorerà come scenografo per la RAI, il Teatro alla Scala e il Teatro Fenice. Il pubblico e la critica apprezzano l’originalità di interpretazione degli spazi teatrali, aspetti che confluiscono nella pittura tramite l’utilizzo di una commistione tra decorazione, illustrazione, grafica e scenografia. Una contaminazione che si riflette anche nella mescolanza di ironia e dramma, con un gusto che non è azzardato definire musicale. Gli anni Sessanta lo vedono impegnato in numerose esposizioni e nell’attività editoriale mentre quattro grandi teleri dedicati ad Ulisse sono realizzati per la turbonave Michelangelo. Tra gli anni Settanta e Ottanta la sua attenzione si sposta sulla figura umana, vista con connotazioni critiche e scettiche, e la città, rappresentata sempre più come contesto straniante. Accanto a questa connotazione appare un aspetto sognante, legato alla memoria. Il lago, altro luogo privilegiato della sua rappresentazione e della sua esistenza che si alterna tra Milano e Luino, esalta questa dimensione pittorica che fissa dei protagonisti sospesi tra realtà e immaginazione. L’ultimo decennio, gli anni Novanta, vedono l’artista impegnato nella rappresentazione della vitalità. Ampio spazio è quindi dedicato alla cromia, in una direzione pittorica che diventa sempre più mitteleuropea, nel segno del Simbolismo e dell’Espressionismo. L’artista è scomparso a Milano l’11 marzo 1999.