Renato Guttuso

Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987) è considerato uno dei più grandi maestri italiani del Novecento. Per sempre legato alla sua terra natale, la Sicilia, che ritroviamo nei colori intensi ed espressivi delle sue opere, Guttuso sarà uno degli artisti del suo tempo maggiormente impegnati e attivi nella vita politica del paese. Collabora con numerose riviste d’arte e cultura e politicamente partecipa al PCI. Incontra, lavora e condivide le idee di artisti e intellettuali del calibro di Birolli, Sassu, Manzù, Fontana, Quasimodo, Persico, Moravia, Alicata, Pasolini, Neruda, De Filippo. Schierato per una dimensione realista dell’arte, vicino al gruppo di Corrente, in contrasto col primitivismo di “Novecento”, Guttuso porta avanti l’idea di un’arte politicamente e socialmente impegnata. Vive quasi tutta la sua vita a Roma, con una parentesi milanese del 1935, una parigina che gli permette di stringere un’amicizia con Picasso e l’allontanamento dalla capitale, per motivi politici, nel 1943, anno in cui partecipa attivamente alla resistenza antifascista (periodo del quale ha lasciato testimonianza grazie a disegni realizzati a inchiostro). È tra i fondatori del movimento Fronte Nuovo delle Arti, il cui obiettivo è il recupero delle maggiori tendenze artistiche europee - considerate “arte degenerata” dai regimi totalitari - per farne mezzo di comunicazione della realtà politica e sociale contemporanea. I protagonisti delle sue opere sono infatti i lavoratori, gli sfruttati, gli emarginati, la gente umile della sua terra: zolfatari, contadini e picconieri. Tra i capolavori dell’artista ricordiamo La Crocifissione (1940-1941), in cui il sacrificio di Cristo si fa metafora delle sofferenze causate dalla guerra, suscitando aspre polemiche del Vaticano; Boogie Woogie (1954); La Discussione (1959-1960), Vucciria (1964).